Restauri e donazioni

Gli Amici dei Musei e dei Monumenti Livornesi si sono adoperati  affinchè  la Fondazione Cassa di Risparmi di Livorno oggi Fondazione Livorno, ricevesse, dal nipote Alberto Zampieri,  la donazione di 200 quadri, lettere e volumi del pittore livornese Alberto Zampieri (Li 1903/Pi 1992) uno dei fondatori dell’Accademia Labronica insieme a Renato Natali, Giovanni March e Gino Romiti. Assiduo frequentatore delle riunioni al Caffè Bardi.

 

Su specifica richiesta della Dr.ssa F. Giampaolo, Responsabile del Museo Fattori, abbiamo fatto restaurare la grande tela “Crocifissione” di Neri di Bicci (Firenze 1418/1492). Il dipinto è ora esposto nel Museo. Il restauro è stato diretto da Maria Teresa Lazzarini della Soprintendenza di Pisa e Livorno ed eseguito da Maria Teresa Leotta e Roberto Cei.

Per i quattrocentesimo anniversario del conferimento di città a Livorno, gli Amici dei Musei si impegnarono per una raccolta fondi finalizzata all’acquisto di un grande dipinto di Pietro Ciafferi (prima metà del ‘600)  che rappresenta Piazza Grande, i portici del Pieroni e la Porta Colonnella.  La cifra raccolta non bastò, venne quindi  impiegata per il  restauro dell’ organo della Chiesa di Santa Caterina. Lo strumento, il più grande, il più ricco di registri  e tra i più antichi di Livorno è stato restaurato da Nicola Puccini, Giuliano Delle Monache e Luca  Giannitrapani ripristinando anche i seguenti dispositivi mancanti: Grancassa, Usignoli, Campanelli.

Gli Amici dei Musei Livornesi hanno anche contribuito  al restauro del grande telo copri organo (3m x 4m)  dipinto da Luigi Ademollo (Mi 1764 - Fi 1849), che raffigura la gloria di Santa Caterina.  Si tratta dell’unica opera rimasta a Livorno di questo pittore che fu molto attivo in città.

Entro la fine del 2014 si chiuderà la sottoscrizione pubblica  - un appello a tutti i cittadini con l’intento di sollecitarli a prendersi cura in prima persona dei propri Beni storico/architettonici –  per il restauro di un gruppo di delfini in ghisa, opera di Carlo Reishammer (Fi 1806 -Fi 1883), tolti in condizioni assai precarie dalla balaustra di Ardenza, oggi nei  depositi comunali.